5 IMPATTI NEGATIVI DEI SOCIAL NETWORK SUL CERVELLO

Sapete quanto tempo si trascorre in media sui social?

Secondo uno studio condotto da Mediakix, agenzia di marketing influencer, un utente medio spenderebbe sui principali social network 5 anni, 3 mesi e 18 giorni della propria vita, dove quasi 2 di questi verrebbero trascorsi interamente su YouTube Da un’altra ricerca condotta da Ipsos, emerge chiaramente che la società in generale non potrebbe più vivere senza Internet.

Infatti, su 18.180 persone intervistate in 23 paesi (Italia compresa), oltre due terzi affermano di non riuscire ad immaginare una vita senza connessione. E gli italiani cosa ne pensano? Il 62% degli intervistati confermerebbero questa tesi. Queste sono cifre che fanno decisamente riflettere.

Ed è quello che deve essere successo a Nekeshia Hammond, psicologa, speaker, autrice e presidente eletto della Florida Psychological Association, che si è interrogata e posta il problema in questa nuova ed emergente area della scienza che studia il cervello, arrivando a definire 5 impatti negativi che possono provocare anche solo poche ore passate sui social.

DIVENTARE DIPENDENTE

Potremmo paragonare Facebook e i suoi “derivati” ad una specie di “nicotina digitale” o di “caffeina 2.0”, poiché di droga è ancora prematuro parlare in questa fase embrionale della società digitale. Ma di fatto, più si utilizzano i social media e più sarà difficile fermarsi.

La Hammond afferma che qualunque sia il motivo dell’utilizzo, con il passare del tempo il cervello inizia a “bramare” una dilagante e snaturata curiosità per ciò che accade su queste piattaforme. Hammond sostiene che “i livelli di dopamina, il “centro di ricompensa” del cervello potrebbe potenzialmente esserne influenzato, il che porta a una maggiore smania per la soddisfazione mentale che deriva dai social media“.

UN LIVELLO DI ATTENZIONE ALTERATO

Una volta che abbiamo il naso incollato allo schermo dello smartphone, non solo diventa difficile staccarsi, ma inizia ad essere complesso comprendere che lo stiamo facendo con un meccanismo quasi inconscio, meccanico e naturale, soprattutto in presenza di altre persone.

Sempre Hammond continua dicendo che “invece di concentrarsi esclusivamente sul lavoro e sulla famiglia, il tempo dedicato ai social inizia drasticamente a cibarsi della nostra giornata e il nostro cervello si abitua a questo controllo costante”, per rimanere aggiornato sulle ultime notizie nella rete dei nostri contatti.

STANCHEZZA MENTALE: FACCIAMO RIPOSARE IL CERVELLO

Trascorrere intere ore sui social network potrebbe farci sentire stanchi e assonnati. Questo secondo Hammond accade a causa di una sorta di sovraccarico di stimoli che accumuliamo rimanendo connessi sui social, invece di dedicare le nostre energie e attenzione a qualcos’altro.

Il che potrebbe generare una “stanchezza mentale” che, accumulandosi, andrebbe ad impattare altre porzioni importanti e significative della vita quotidiana, rendendo difficile concentrarsi su traguardi e obiettivi reali che ci si era posti in precedenza.

AUMENTO DI SENTIMENTI DI FRUSTRAZIONE E DEPRESSIONE

Il quarto effetto della nostra connessione costante a Instagram, Facebook, Twitter, Snapchat e chi più ne ha più ne metta, è forse il più allarmante di tutti e che richiederebbe un livello di attenzione più elevato. Spendere troppo tempo online senza rendersene conto, a guardare tutte quelle cose apparentemente meravigliose che tutti gli altri postano, può avere un impatto profondo sul nostro livello di soddisfazione personale, sulla percezione della realtà che ci circonda nel mondo reale e sul nostro conseguente comportamento.

Hammond spiega questo concetto in maniera impeccabile e quasi disarmante, dicendo che “il nocciolo della questione è che i social media mettono in evidenza i “momenti salienti” della vita delle persone. Quando tutto ciò che vediamo sono immagini meravigliose di vacanze, coppie follemente innamorate e le migliori cene casalinghe mai viste, potremmo iniziare a sentirci come se ci stessimo perdendo qualcosa. La realtà è che tutti hanno giorni infelici, ma la maggior parte delle persone non li pubblica“.

PERDERE DEFINITIVAMENTE IL CONTATTO CON LA REALTÀ

Scorrere di continuo le bacheche dei profili sui social, potrebbe presto far perdere il contatto con il mondo vero, quello in cui gli esseri umani comunicano e interagiscono nella vita reale. Quando i “Mi piace”, le “richieste di amicizia” e le “connessioni” iniziano a interferire con le tue relazioni interpersonali, potrebbe essere il momento giusto, secondo Hammond, di riconsiderare la quantità di tempo destinato alla vostra presenza online.

MANEGGIARE CON CAUTELA

Quanto detto potrebbe spaventare e gettare appassionati e professionisti dei social media nel “baratro”. Ma il paziente è già un “malato cronico” irrecuperabile? Sono i social network il male nel mondo? Ritorniamo tutti all’età della pietra e ai segnali di fumo? Sicuramente no! Come spesso accade, il problema principale non sta quasi mai nel mezzo che si utilizza, che nella maggior parte dei casi viene creato con nobili scopi e funzioni utili e talvolta rivoluzionarie. Il punto centrale è comprendere e anticipare le problematiche di una rapida “mutazione” sociale, sviluppando un metodo con cui i social media possano essere utilizzati in maniera sostenibile. E il prezioso supporto della psicologia può contribuire a “educare” gli utenti ad un uso consapevole, produttivo e costruttivo della rete nella società.

In conclusione, potrebbe essere una buona idea costringersi a dare al cervello una pausa completa dagli smartphone e dai social media. E se l’impulso di controllare gli ultimi stati sulle varie bacheche diventa irrefrenabile, potrebbe aiutare mettere telefonini, tablet e quant’altro in un’altra stanza.